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DEL VATICANO:CARDINALE ANGELINI, "PER L'AFRICA SERVE UNA POLITICA
CHE PENSI AL DOMANI, NON SOLO All'OGGI"
"Cinquant'anni
vissuti instancabilmente dentro la pastorale sanitaria. In Italia e
nel mondo, per promuovere il cammino della sanità e dell'annuncio
del Vangelo della sofferenza. Ovunque: nei Paesi poveri come nei regimi
dittatoriali. Quando nel 1956 Pio XII lo nomina vescovo, monsignor Fiorenzo
Angelini è già delegato per gli ospedali della diocesi
di Roma" ricorda l'intervista di Luca Liverani recentemente pubblicata
dal quotidiano Avvenire. "Giovanni XXIII lo nomina assistente ecclesiastico
dei Medici cattolici. Giovanni Paolo II lo mette alla guida del neonato
Pontificio consiglio della pastorale per gli operatori sanitari. Sono
gli anni delle conferenze mediche internazionali in Vaticano, del primo
censimento delle istituzioni sanitarie cattoliche nel mondo, della Giornata
mondiale del malato, della Pontificia accademia per la vita. Nel 1991
la creazione a cardinale. E oggi monsignor Fiorenzo Angelini non accenna
minimamente ad abbandonare la sua missione, visto il suo interessamento
per l'ospedale dell'Università cattolica del Graben, nella Repubblica
democratica del Congo. Domani festeggia il 50° della sua ordinazione
episcopale. Tra quattro giorni, il 1° agosto, il suo 90° compleanno.
La sua è una vita spesa totalmente nella pastorale sanitaria.
Cosa è cambiato dagli inizi?
Tutto nell'organizzazione della sanità, nulla - se non in una
maggiore profondità - nell'importanza ecumenica della sofferenza
umana. Glielo assicuro io che sono stato un mese nell'Urss di Breznev,
girando in lungo e in largo con indosso la mia tonaca. A Cuba da Fidel
Castro ho ottenuto il ritorno delle suore negli ospedali. Nella Cina
comunista, duemila chilometri nell'interno del Paese, ho portato nei
congressi le parole del Papa. E sono stato sempre rispettato. Non perché
io sia bravo, ma perché parlavo della sofferenza umana. Le cattedrali
più universali non sono le nostre chiese, né i templi
protestanti, nemmeno le sinagoghe o le moschee. Sono gli ospedali, dove
va tutta l'umanità, indipendentemente dal ceto, dalla razza,
dalla religione. La pastorale sanitaria è nata quando Gesù
Cristo andava predicando, guarendo e - lui che poteva - resuscitando
i morti. La sofferenza può elevare l'uomo. Ce lo ha mostrato
Cristo sulla croce.
In Congo, l'Università Cattolica del Graben non ha chiuso i battenti
nemmeno durante la guerra civile, lei stesso consegnò nel '98
le prime lauree. L'Africa resta una priorità per la Chiesa?
In Africa ho visitato un ospedale pediatrico dei Fatebenefratelli che
non sfigurerebbe minimamente a Parigi o a New York. Marcello Candia
ha creato ospedali a Makané dopo avere venduto le sue industrie.
Un uomo di fede come Albert Schweitzer, protestante, ha creato a Lambarené
un ospedale che nel Gabon è ancora un modello. È solo
qualche esempio.
Ma c'è speranza per l'Africa?
Mentre noi parliamo, in Africa e nel mondo ci sono 30 guerre. E nessuno
se ne scandalizza. Ma chi è che produce quelle armi? Il mondo
deve persuadersi che la morte dell'altro non allunga la mia vita, ma
avvicina la mia fine. Parliamo ancora di Terzo Mondo ma il mondo è
solo uno. Cosa succederebbe se, per assurdo, l'Africa intera si ribellasse
a questo stato di cose? Serve una politica che pensi al domani, non
solo all'oggi" conclude l'articolo di Liverani pubblicato da Avvenire.
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