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DISCORSO
DI
MONSIGNOR MELCHISEDEC SIKULI
PER
L'INAUGURAZIONE DELLA
FONDAZIONE
MONSIGNOR EMMANUEL KATALIKO (FOMEKA)
Onorevoli
Autorità politiche, amministrative, tradizionali e
militari,
Signori Rappresentanti delle Confessioni religiose
Egregi uomini d'affari,
Reverendi padri, reverende madri, reverendi fratelli,
Signori membri dei corpi accademici, scientifici e amministrativi
degli Istituti primari, secondari, superiori e universitari,
Signori medici e operatori sanitari,
Signori animatori delle organizzazioni non governatve e della
società civile,
Cari fratelli, sorelle, parenti e amici personali di monsignor
Emmanuel Kataliko,
Illustri Invitati,
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| Mons.Sikuli |
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Signore,
Signorine, Signori,
4 ottobre
2000 - 4 ottobre 2002!
Sono
passati esattamente due anni da quando questa data memorabile è
divenuta non soltanto un ricordo di San Francesco d'Assisi secondo
il calendario liturgico, ma anche un giorno che ci fa ricordare
la presenza-assenza di Monsignor
Emmanuel Kataliko. E' stato perciò naturale
scegliere questo giorno per l'inaugurazione ufficiale della Fondazione
Monsignor Emmanuel Kataliko, in sigla FOMEKA.
Vi dò
quindi il benvenuto e vi esprimo la mia profonda gratitudine a nome
di tutti gli amici di Monsignor Kataliko, per i sacrifici che avrete
affrontato e gli sforzi che rendono questo momento così particolare.
La vostra determinazione a perpetuato il nome e l'opera di Mons.Kataliko,
nostro grande ed eminente Pastore, è ben evidente e manifesta.
Molti altri, nel mondo intero, vogliono insieme a noi far partire
e sviluppare questa iniziativa.
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| Mons.Kataliko |
In
effetti questo muro di sostegno, che il mio predecessore Monsignor
Emmanuel Kataliko aveva eretto in prima persona così solidamente
e dall'alto del quale sto pronunciando il mio discorso inaugurale
di FOMEKA, significa molto di più di un lavoro di costruzione
eretto per sostenere la terra contro l'erosione. È un piedistallo
sul quale si deve edificare il destino di un popolo cosmopolita
che, infuso di libertà, rifiuta di essere messo ai piedi
di un muro e sceglie di vedere gli orizzonti delle sue possibilità,
sotto l'ispirazione della visione profetico-cristiana di Monsigno
Kataliko.
Come sottolineato nel preambolo dello statuto, Monsignor Kataliko
"ha posto l'uomo al centro della sua azione in quanto titolare
di un dritto inalienabile alla vita e a un degno posto nella società
che gli permette di vivere godendo di pace, giustizia, istruzione
e l'uguaglianza".
Infatti la costruzione di un muro di sostegno da parte di un Pastore
in esilio ci sembra, qualunque sia stato l'aire iniziale, non
una scommessa ma un'espressione viva e vibrante della speranza
e della fiducia di un visionario, o meglio un profeta che, in
modo quasi temerario, annuncia un avvenire radioso per il mondo
radicato nella fede in Dio e nell'uomo. E, come Vescovo amoroso
di Cristo, solo Pastore e sola forza che continua a patire il
suo popolo e tiene il timone della Chiesa in mezzo alle onde della
storia", Monsignor Kataliko ha consacrato la sua vita al
rendere attuale questo amore del pastore per il suo gregge.
Al di là della memoria di questo edificio simbolico, il
nostro odierno incontro vuole lanciare un appello a tutti coloro
che sono stati toccati dallo spirito profetico di Monsignor Kataliko
e che si sono sentiti trascinare dalla sua testimonianza di via
a unire gli sforzi al fine di far espandere questa voce ai quattro
angoli del mondo: "Duc in altum (cioè avanza, va più
lontano e non cede alla disperazione"). Un modo di tradurre
in atti ciò che Cristo aveva detto ai suoi discepoli nel
momento in cui tendevano a cedere alla disperazione: "Abbiate
coraggio! Ho vinto il mondo".
"Duc in altum", il motto episcopale di Monsignor Kataliko
al quale rendiamo omaggio in questo 4 ottobre, secondo anniversario
della sua morte, vuole essere un sollecito, meglio ancora un invito
a impegnarci verso l'eccellenza, verso ciò che eleva, verso
la novità e l'aura dei valori costruttivi distruggendo
ciò che il Papa chiama "strutture del peccato".
Per questo la Fondazione che lanciamo oggi, ha come obiettivo
"rendere eterna la memoria e le opera di questo Pastore,
ispirarsi alla sua visione profetica per costruire un mondo più
umano per tutti e in tutti i luoghi, creare uno spazio di dialogo,
di condivisione e di solidarietà tra i membri, di promuovere,
come lui, l'educazione, la cultura, la salute e lo sviluppo comunitario,
di impegnarsi nella lotta per la dignità dei soggetti vulnerabili
e di promuovere i valori di pace, giustizia sociale, democrazia
e diritti dell'uomo".
Un programma così ambizioso proteso verso la promozione
umana dove lo sviluppo chiamato a giusto titolo da Papa Paolo
VI "il nuovo nome della pace" dovrebbe espandersi a
macchia d'olio nella società. E questo sarà possibile
se ciascuno di noi, membri e simpatizzanti della Fondazione, accetta
e accoglie di prendersi le proprie responsabilità: dirigenti
politici, uomini d'affari, società civile, intellettuali,
uomini di scienza, agricoltori di tutte le età e di entrambi
i sessi: tutti mobilitati, senza distinzione d'appartenenza tribale
o etnica, assumendo il rischio della riconciliazione per cooperare
per l'avvento di un mondo migliore.
Con il desiderio di esercitare le sue attività in Congo
e nel mondo intero, la FOMEKA. vuole anche contribuire alla crescita
di una umanità che punta sulla fraternità senza
frontiere della "Chiesa Famiglia di Dio" a tutti i
La testimonianza della qualità di vita dei suoi membri,
la dinamica della concertazione che essi vogliono instaurare e
l'etica dell'impegno individuale e collettivo in tutti i campi
della loro azione, in vista dell'edificazione di un mondo fraterno,
obbligano a qualche riflessione che desidero proporre a ciascuno
di noi.
Possano i politici riconciliarsi e abbandonare il gioco delle
trattative opportuniste per impegnarsi, in conformità con
il principio dell'alternanza al potere che accorda la priorità,
nell agestione della "res publica", alla partecipazione
politica che è una delle forme più nobili dell'impegno
al servizio degli altri e del bene comune.
Possa il soldato mettere nel fodero la sua arma, per assumere
la sua degna funzione di "sentinella della pace", come
ha così ben detto Papa Giovanni Paolo II in occasione del
Giubileo dei Militari.
Possa l'intellettuale impegnarsi concretamente nella costruzione
di un mondo migliore, saper fare e saper essere insegnamento,
ricerca, sviluppo e servizio alla società.
Possa l'uomo d'affari, a livello locale o internazionale, offrire
alla società i beni necessari alla sopravvivenza di tutti
e fruttificare secondo i talenti ricevuti dal Signore, favorendo
strutture d'economia sociale nel mercato.
Possa, infine, ciascuno di noi vivere nella carità e dare
il meglio di se stesso per un "appuntamento tra il donatore
e colui che riceve" planetario.
Solo allora la Fondazione Monsignor Kataliko ci integrerà
senza grandi ostacoli in una corretta mondializzazione.
Concludendo
questo discorso, vorrei, rivolgendomi al mondo intero che andrà
a conoscere la FOMEKA, attirare l'attenzione sull'invito dei Vescovi
dell'Africa Centrale, che dicono "ciò di cui noi abbiamo
veramente bisogno è la promozione di una cultura della
pace e di una società improntata sulla verità, la
giustizia, l'uguaglianza, il perdono e l'amore. Bisogna costruire
insieme uno Stato di diritto in ciascuno dei nostri paesi, perché
le condizioni di crescita di ciascuno e di tutti siano rese favorevoli
e i nostri Paesi si mettano definitivamente in marcia verso lo
sviluppo integrale e rapido delle nostre società".
Per finire, lancio un forte appello a tutti gli amici di Monsignor
Kataliko e a tutte le prsone di buona volontà a dare il
meglio di sé affinché viva la FOMEKA.
Vi
ringrazio!
Fatto
a Butembo (Nord Kivu, RDC) il 4 ottobre 2002.
MONS.
SIKULI PALUKU Melchisédec Vescovo di Butembo-Beni
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